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domenica 9 marzo 2014

Un tuffo nel passato...I Edizione Terra Di Sud 16 22 Agosto 2010

Un tuffo nel passato...I Edizione Terra Di Sud 16 22 Agosto 2010

Link alla presentazione video, clicca qui 


Percepire il proprio territorio è un uscir-fuori-di-sè nella relazione conl'Altro, sia esso Mondo o Soggetto. L'esperienza dell'Essere a Sud è un vivere diverso,una dimensione surreale o anti-reale se rapportata ai canoni della vita produttiva.Se il sentire avverte come terreno fertile la calura meridionale, o lo sbadigliare svogliato di chi rimanda gli impegni a domani, ci pare doveroso iniziare a considerare come reale un vivere agli antipodi della vita attiva del nord del mondo. La funzione di pungolo delle menti e dei cuori, che da sempre l'Arte ha ritagliato per sè,è una buona scusa per riprendere le fila di un vivere a Sud troppe volte tacciato d'essere solo buona cosa per turisti. Una cultura altra non può solo essere sollievo o seconda casa per le vacanze. Il meridione, da noi inteso, non è solo un bel posto, non c'è solo la buona cucina o il bel mare. Il vivere a Sud è una dimensione dell'Io più etica, dove il tempo riprende il proprio tempo, dove viene spontaneo cogliere la bellezza dalla natura non perchè qui essa siapiù bella, ma perchè qui è l'esser uomo ad essere più bello.

La mostra si sviluppa in due spazi espositivi.
L'interno della Chiesa della Madonna del Carminera ccoglie tracce del sentirsi a Sud.
Artisti dal linguaggio espressivo eterogeneo indagano, ciascuno col proprio codice linguistico, aspetti della bellezza del vivere a mezzogiorno.
Le nature morte di Tanzi e i paesaggi di Mastroianni tracciano la malinconia, intrisa a dinamismo, della natura meridionale. Come racconta la fotografia di de Leo, essere a Sud è anche lotta quotidiana per il proprio riconoscimento nei confronti di un sentire comune poco generoso e quasi sempre ineffabile. Il Sud rimane un mistero, un codice non pienamente decifrato, ma gravido d'occasioni d' interpretazione come i lavori di Mazzola, vero oggetto di studio per filologi della mente e del cuore. Essere qui è un continuo dialogo, un continuo domandare e domandarsi il proprio ruolo, il Ma io? che Ursini traccia su tela, per noi, che abbiamo ancora la fortuna diaver tempo per ripensare noi stessi.
Cala Porto ospita scatti rubati da obiettivi innamorati del proprio territorio,
perchè il meridione è anche un cosciente darsi al lento fluire della natura.
De Gennaro sottrae e impressiona versi tra innamorati in un labirinto divicoli che conducono a quell'arbusto dove l'impedimento visivo lascia il posto alla piena contemplazione di sè.
Un Io finalmente dissolto nelle cose di Sud è ciò che regala la fotografia di Fabiana Mastroianni. Qui anche un'orecchietta racchiude il colore di chi è ricurvo in attesa della pioggia per una nuova rinascita tra le erbacce. E quest'alba dona i colori coi quali de Leo dipinge un nuovo sentiero, un percorso tra cielo e pietruzze con campi di grano giallissimo e fecondo.
Non solo colori assolati, ma anche sfumature di grigio sono il vivere meridionale. La pioggia che improvvisamente ti assale è un gioco d icerchi concentrici che disegnano nuove geometrie, improvvise e regolari come quelle colte dalla fotografia di Depergola. Vivere qui è anche vita che ti prende ad ogni angolo, è un balcone che scoppia di colore tra le pietre levigate dal tempo e tra l'andirivieni dipensieri estivi che si cercano lungo le passeggiate serali della Petruzzella. Il meridione è ancora dialogo muto tra ciò che resiste e coloro che passano. Ciò che resta, risuonante ancora di storie andate, ricorda ogni giorno il tacito patto che ci lega allanostra terra, quel patto non scritto col complesso delle ex acciaierie giovinazzesi, colto da Forsmark dormienti, ma in attesa di quel riscatto che verrà per loro come per noi, gente diversa, gente di Sud.

Marco Caccavo
marcocav82@hotmail.com



mercoledì 22 agosto 2012

Se una calda sera d’estate …

Di seguito una riflessione-impressione di Alessandra Farinola, animo senziente e sensibile, sulla appena conclusa collettiva fotografica "Le città (in)visibili", III edizione di Terra di Sud.


Fare due passi nel cuore antico della tua città, fino a scorgere, tra i vicoli stretti, luci insolite da uno dei suoi angoli più belli: nella suggestiva Chiesa della Morte un vernissage fotografico mostra le anime delle città a chi vuole aprire la propria per conoscerle. Fotografi professionisti e non, a volte semplici appassionati (anche se non c’è mai nulla di semplice in una passione) hanno scelto di condividere le loro emozioni fermate in uno scatto.
Il tema, Le città (in)visibili, presta il fianco ad interpretazioni variegate che hanno colto, di volta in volta, l’aspetto della città che più ha offerto suggestioni all’autore. C’è chi ha scelto di mostrarne il volto imprenditoriale, l’economia che spesso affonda le radici nella sua storia. C’è chi ha letto nei volti della gente un’espressione tale da saper raccontare storie ancestrali in fermo immagine. Qualcuno ha mostrato come un cielo oscuro dominato dalla luna, signora della notte, sappia fondersi armoniosamente col silenzio delle strade. Qualcuno ha creduto di scorgere nei puntelli in legno che reggono antiche pietre in una strada silenziosa gli stessi puntelli che reggono la nostra storia di cittadini di quella città.
Ora attraverso le armonie dei colori, ora con l’incanto del bianco e nero, ogni fotografia racconta una maniera di amarla, la città, e non importa se, anche agli occhi di un profano, la capacità di padroneggiare una tecnica o la possibilità di disporre di strumentazioni sofisticate, si evidenziassero nettamente; quello che ha reso “viva” questa mostra è proprio l’accostamento di tante voci, alcune più grezze, altre più raffinate, tutte espressive perché capaci di tradurre in immagine un moto dell’anima, un’emozione. Quella emozione di sentirsi parte di un bene comune, la città appunto, un bene così comune da perdere connotazioni proprie fino a fondersi in un ideale di città unico che sa scoprire più cose in comune che differenze pur avendo nomi diversi.
Ed ecco il tema: ad un primo sguardo negli scatti le città “visibili”, quello che è evidente all’occhio (un particolare, una strada, un colore); ad uno sguardo più attento si mostra invece quello che accomuna le città le une alle altre ed è “invisibile” solo a chi non sa guardare, ovvero l’essere vita pulsante fatta di sfumature straordinarie, a volte grigie, a volte solari, sempre emozionanti.

Alessandra Farinola  



domenica 12 agosto 2012

Testo critico de "Le città (in)visibili", III edizione di Terra di Sud, Molfetta, 10-19 Agosto 2012



La città, intreccio di strutture architettoniche ora regolari, ora compenetrate le une nelle altre, ma anche abitato delle comuni pulsioni sociali, é il locus, luogo e placenta, del vivere in società. L'agglomerato urbano, entità non meramente geografica, ma maggiore crocevia dell'esistenza, offre una doppia sfaccettatura.
La prima, d'immediata e sensuale fruzione, é la bellezza delle forme regolari o confuse, frutto dell'ingegno e della contaminazione culturale dell'artista dell'abitare; la seconda, di ragionato e più intimo coglimento, contempla la pulsione spirituale nella quale la materia abitata é immersa. Talvolta accade, in virtù di particolari ed inaspettate disposizioni d'animo, d'esser permeati da sconosciuti impulsi sensoriali che rendono sorprendente il fare due passi in città. Se il sopracitato stato permane, risulterà allora evidente la dualità dell'idea stessa di città.
Quel che si vede sarà rimando a ciò che é stato o che sarà, il visibile diventerà invisibile e il di oggi cittadino avvertirà il suo passaggio nell'urbano come un solco tracciato nel segno del perpetuo viaggiare della razza umana. Ogni porto, sarà il suo porto, ogni Cattedrale sarà la sua e ogni città parlerà la sua propria lingua. D'altra parte, come potrebbe esserci differenza di linguaggio nello stesso pulsare del cuore di due cittadini? In cosa potrebbe differire l'aspirazione al vivere in comunità di un uomo da quella di un altro suo simile?

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Alberto de Gennaro coglie momenti di urbana condivisione che avvicinano sorprendentemente l'Oriente all'Occidente, socialità che in città ha occasione di raccogliersi ad ogni momento, avendo, per esempio, il sacro come collante, come Barbara Rotella suggerisce. Ma la città invisibile che é stata, ancora lo é nel presente, tramite la traccia di un passaggio, momento, qui, fissato dal fotografare di Felice de Stena e di Marco Buccione. La traccia, posta ai bordi delle strade, intese come luogo del mercanteggiare e d'interazione sociale nell'opera di Daniela Defazio, testimone sostanziale di quel che é stato, é il tema indagato dalle poubelles trouvées di Emine Akbucak che fissa in uno scatto quel che ora é il superfluo, oggetto e simbolo della dinamica d'uso propria dell'umano, di quella umanità che sfugge e si dissolve nel momento stesso in cui é, icona della fallacia catturata dagli scatti di Domenico Mortellaro e di Mariella Soldo. In città, ogni abitante parla di sé e del suo vissuto, l'unico linguaggio col quale si intendono i cittadini é quello del vivere insieme e le notizie passano di bocca in bocca, da portone a portone e ognuno legge di sé nell'altro in maniera orizzontale, come suggerisce Francesco Ricci. Il vissuto del veterano dell'urbano si riversa nel novizio, la linea tracciata da chi é stato non deve che essere percorsa da chi ora é, in una silente melodia metropolitana, come propone il lavoro di Nicole Depergola. Il vissuto, il vivente, ha bisogno, per tramandarsi, di un ambiente che ben lo contenga, di un contenitore a propria custodia, come testimoniano gli scatti di Danilo Ursini. In città tutto é segno comunicativo e geometria di possibilità relazionale, come illustra Daniele de Gennaro. Il vivere in città é sempre una relazione d'animo con l'ambiente circostante, una felice immersione nel fluire delle cose, filo conduttore del lavoro di Antonio Capurso e Mauro Germinario. Nel flusso del vivere in comunità, ora lento, ora dinamico, anche la sorpresa e il sorprendersi giocano un ruolo essenziale. L'incontro con gli scatti nella galleria dell'urbano en plein air, rubati da Jo de Vincenzo, lo provano. L'esser cittadino vuol dire relazione critica e problematica con le proprie mura delimitanti, come evidenziano Maura Ghiselli e Roberto Lusito. Il sentire la città, percepire il suo animo e la sua struttura fisica, é sempre un confronto col geometrico, scheletro e struttura portante dell'abitare, qui indagata da Onofrio Depalma, e con la sostanza materica, atomo ed essenza del costruire, plasmata a immagine della volontà del costruttore, come suggerisce il reportage della temporalità del vivere di Vicky Depalma. La geometria dell'abitare é il muto interlocutore del cittadino. Talvolta, la materia pare afona, asfittico contenitore di stanca carne umana, qui presentato dal lavoro di Angelo Ruggiero, talvolta sembra pulsare di vita sensuale, come quella espressa dagli scatti di Fabiana Mastroianni e Gianluca Onnis. La materia di città é riflesso del vivere in città, ma anche materia vivente in sé, perfetta armonia degli elementi strutturali che parlano d'amore per la forma, per la solitaria e regale bellezza presente negli scatti di Maria Patruno e Ruggiero de Virgilio, per la silente ed elegante semplicità del vivere, fragile e preziosa come suggeriscono Domenico La Forgia e Michela de Pinto. Come mutevole é l'esistenza, così lo é anche la città, manipolata e mai uguale a se stessa, città reale, struttura statica, ma resa malleabile e fluida dal sogno di un vivere immaginato, essenza delle opere di Annamaria Frascella e Luisella Gandini. La città sognata e plasmata dall'animo dell'abitante riserva sorprese, nuove traiettorie esistenziali da percorrere che sono qui ed ora, in attesa di essere toccate e percepite, come indica Stefania Piccioni. E allora, quando si é ormai immersi nel fluire del sorprendersi, quando nulla più é estraneo alla dimensione cittadina, quando ogni distinzione di lingua o cultura decade, quando ogni porto, diventa il proprio porto e ogni Cattedrale, la propria Cattedrale, e finalmente ogni città diventa propria, nulla stranierà il cittadino del mondo; e l'inaspettato, qui colto dall'opera di Emma Vitti, sarà investito dalla volontà di essere conosciuto e toccato sinesteticamente, disvelato e indagato eticamente, e, allora, ritrovando noi stessi nel sorprendente altro, non potremo che gioire del piacere fisico ed intellettuale d'una ritrovata felicità della condivisione, del vivere assieme per la comunità, per la città e, quindi, per noi stessi.

Marco Caccavo
2012



martedì 10 luglio 2012

Le città (in)visibili III Edizione di Terra di Sud, collettiva d'arte contemporanea Molfetta, 10-12 Agosto 2012

Con il patrocinio della Città di Molfetta














Non di questo é fatta la città, ma di relazioni tra le misure
del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato.
Italo Calvino, Le città invisibili


Per l'uomo, la città é la propria realtà esistenziale e l'abitare é lo scenario sul quale si giocano gli atti del vissuto. Le città, figlie dell'arte dello stabilirsi sulla terra, nascono dall'intrecciarsi di pulsioni e desideri sociali che, nell'agglomerato urbano, prendono forma e assumono voce. La città, visibile e invisibile, urbana e suburbana, reale o immaginata nella fotografia, offre lo spunto per la III edizione di Terra di Sud, collettiva d'arte contemporanea che gode del patrocinio del Comune di Molfetta, con allestimento a cura di Daniela Calfapietro. La mostra si terrà a Molfetta (Bari) presso la suggestiva Chiesa della Morte, dal 10 al 12 Agosto 2012. Il testo critico sarà redatto da Marco Caccavo, critico d'arte e collaboratore del trimestrale d'arte contemporanea D'Ars che, inoltre, presenterà le opere selezionate durante la serata inaugurale del 10 Agosto. Saranno premiati i primi tre classificati, scelti dal voto della giuria popolare, con il conferimento, da parte di autorità dell'Amministrazione comunale, di tre targhe-premio e, per l'opera più votata, col conferimento del premio-acquisto dal valore di euro 200. La collettiva sarà debitamente pubblicizzata tramite comunicati stampa inviati alle principali testate cittadine e regionali, riviste di settore, portali web e tramite l'affissione di manifesti pubblicitari.Il giorno 10 Agosto, alle ore 19.30, si terrà la serata inaugurale alla presenza degli Artisti, delle Autorità e del pubblico.


Ideatore e curatore
Marco Caccavo

Allestimento
Daniela Calfapietro


Per informazioni:☎ 00393498618262 @marcocav82@hotmail.com Facebook: Terra di Sud
Twitter: Terra di Sud

Per scaricare il bando clicca qui: Bando
Per scaricare il modulo di adesione clicca qui: Modulo di adesione 

lunedì 24 ottobre 2011

Danilo Ursini, tra nero e bianco, tra vecchio e nuovo continente



Oggi conosceremo meglio Danilo Ursini , artista nativo di Domodossola, trasferitosi recentemente in Canada. Ho avuto modo di conoscere Danilo nel corso della prima edizione di Terra di Sud, presenza confermata anche nella seconda edizione di quest'anno. Dell'opera di Ursini quello che colpisce è la continua ricerca di senso con cui imbeve il suo creare.
Vari sono i soggetti delle sue serie, partito dalle Fatine incinta , passando per i Pagliacci e i Paesaggi, arriva al suo soggetto di svolta: la Pecora, presentata alla Biennale di Firenze nel 2009.
Perche la Pecora? Le pecore di Ursini, come sottolinea l'artista, personificano la debolezza dell' uomo contemporaneo immerso nella globalizzazione, la sua magia, la sua dolcezza, così come la sensualità dell'amore in un velo di vivace malinconia.
Dal vecchio al nuovo continente, ho posto alcune domande a Danilo...


Particolare "Regina" 160 x 80 cm

"Sorprendersi della sorpresa del mondo"...corretta espressione per definire il tuo creare?

Potrei definirmi un cantastorie in quanto nei miei dipinti, nelle mie foto, nei miei video, ciò che faccio è raccontare delle piccole storie dove lo spettatore inventa l'inizio e la fine...io offro solo il pretesto per ripensare ad un soggetto dimenticato dalla quotidianità
Lovvve


Dalla pittura alla videoarte, dalla videoarte alla fotografia...è un percorso lineare o un cammino che si alimenta di flashback e flashforward?

Dalla foto al video, dal video alla foto...alla fine sono sempre mezzi 
d'espressione visiva che non cambiano di molto ciò che dico, ciò che faccio: cambia solo il mezzo con cui lo faccio


Partito dall'Italia ora risiedi in Canada, insomma dal vecchio al nuovo continente. Come trovi l'arte nordamericana?

L'arte del nordamerica è particolare, è senz'altro diversa dall'arte europea anche se la nuova generazione è globalizzata, per esempio l'artista di Giovinazzo è uguale a quello di New York, hanno la stessa mentalità, hanno la stessa capacità, mangiano le stesse cose, fanno le stesse cose e guardano più o meno la stessa televisione.
Il mercato invece è diverso. In Canada il mercato è fermo, ed è fermo ad un'arte concettuale, primitiva, mentre a New York c'è una leggera apertura alle nuove generazioni. Ma è soprattutto la città ad essere ricca di occasioni, qui ogni sera ci sono eventi dove gli artisti posso esporre o dove possono portare con sè la propria arte.
Quintino 
...New York è rispondere a delle domande mentre ti passano davanti gli indignatos a Wall Street come mi sta succedendo in questo momento!


Cinque artisti che t'hanno segnato/ispirato maggiormente e perchè...

Gli artisti che mi hanno colpito, e che mi colpiscono ancora, sono Modigliani in primis per la linea malinconica e per i colori sognanti, poi mi piace molto Walt Disney perchè ha iniziato da niente e ha creato il cartone animato, Klimt per il suo usare l'oro e la potenza e l'energia che trasmette con le sue opere e Dalì per tutto ciò che ha fatto, ma soprattutto detto e scritto. Poi c'è Caravaggio. il top del top, con lui oltre al dipinto è nata la fotografia.





    Quali i tuoi nuovi progetti e i prossimi appuntamenti?

Parliamo meglio del presente che almeno conosciamo! Stasera, per esempio, c'è una mia opera in un opening in California. È un'opera che girerà per cinque mesi, fino al 2012, in varie parti della California e farà anche tappa qui a New York. La settimana prossima partirò per Toronto dove penso che anche lì, fine anno - inizio 2012, terrò un'esposizione..ma insomma spero di arrivare a domani mattina!


Ciao Danilo e grazie!

Grazie a te per l'intervista, spero di rivederti presto e buona serata a tutti!


Danilo Ursini in breve...

      2009 Biennale di Firenze

      2010 Carrousel du Louvre "Art Shopping", Parigi

      2010 “Piccolo Teatro Arsenale Venezia”, Biennale di Venezia d'Architettura

      2011 VOGUE "Watch" Milano

      2011 Premio "Ispiration award" per "The whole 9"

...prossime mostre


      22 Ottobre -- Gallery9, 6101 Washington Blvd., Culver City,   CA

      4 Novembre -- EXPO Arts Center, 4321 Atlantic Avenue, Long Beach, CA

      9 Novembre -- Swarm Gallery, 560 Second Street, Oakland, CA

      Novembre -- Gallery TBD, New York, NY

      7 Gennaio -- Showcase Gallery, Santa Ana, CA