Carmine Crocco e il brigantaggio meridionale, mio articolo pubblicato su Italies, rivista di letteratura e storia italiana dell'Université Aix Marseille, "Images du soldat su XIX siècle"
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venerdì 10 febbraio 2017
Carmine Crocco e il brigantaggio meridionale, Université Aix Marseille, "Images du soldat su XIX siècle"
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lunedì 18 agosto 2014
Inaugurazione personale di Matteo Casamassima. Intervento critico di Marco Caccavo
Le
figure che animano l'universo pulsionale di Matteo Casamassima sono
tracce di delusioni racchiuse in fredde forme geometriche. Il suo
tratto é influenzato dalla visione urbanistica della pittura
rinascimentale, arricchita dal contributo dato dall'Arte metafisica
del primo '900, apporto fatto di interrogativi ed inquietudini. I
soggetti che l'artista predilige sono figure dai contorni umani che,
tuttavia, nulla hanno di sembiante ad una fisionomia antropica
classica. Potremmo definirli soggetti
svuotati di senso proprio, in virtù di una mancanza di conoscenza
sensuale.
Infatti, se
prendiamo per vere le teorie della filosofia sensista (che qui, per
evidenti esigenze, dobbiamo ridurre all'asserzione che vuole nei
sensi la fonte della conoscenza), i volti del Casamassima non hanno
esperienza del
mondo.
Infatti, riconosciamo
su tela delle teste, rappresentate da figure ovali, senza gli organi,
come gli occhi o il naso, per esempio, atti, come si diceva un
momento fa, ad una conoscenza ragionata dell'ambiente circostante.
Avvertiamo, cosi', una sorta di spaesamento conoscitivo ed
emozionale, ben tradotto dall'accurata scelta cromatica, dinanzi il
reale qui rappresentato in forma geometrica. L'artista, quindi,
riproduce, nelle sue opere, lo scacco di una conoscenza verticale
del mondo, fatta di processi accumulativi ai quali manca il
sostanzioso abitarsi.
Non casualmente utilizzo questo termine; il filo conduttore della
mostra é esattamente la difficoltà di essere in un corpo o in un
alloggio. Abitare un corpo senza occhi é esattamente abitare uno
spazio urbano non proprio. Come improprio
é stato lo sfortunato progetto delle Vele di Scampia, a Napoli, che
ossessionano l'universo creativo dell'artista. Nate come progetto
tutto italiano e animate dalla volontà di creare una nostrana cité
radieuse alla Le
Corbusier, ispirandosi alle di quello unités
d'habitations e
alle strutture a
cavalletto del
giapponese Kenzo Tange, le Vele sono metafora del fallimento di un
progetto urbanistico/architetturale che esula dal sentire e dalla
weltanschauung, (
termine tedesco intraducibile in italiano, tradotta con la perifrasi
"visione del mondo" )
di coloro che avrebbero dovuto
abitare quel luogo,
ovvero
dei residenti,
che
non riconoscono quell'ambiente come propria casa. E prova ne sono le
fin troppo note immagini di degrado di quei luoghi, figlie
dell'incapacità di uno Stato di comprendere l'animo dei suoi
cittadini meridionali.
Le
Vele di Casamassima, sorta di cattedrali nel deserto in scala di
grigio, e i suoi volti/manichini non abitati, ispirati,
evidentemente, dal metafisico de Chirico, sono, allora, costruzioni
preconfezionate nelle quali trovare riparo in maniera anonima, e
nelle quali, magari, sopire il proprio slancio vitale, a favore di un
vivere a colori sfumati, stemperando, nella fredda geometria della
forma, la volontà di un cosciente abitare-il-mondo.
Marco
Caccavo
Giovinazzo,
2014
domenica 9 marzo 2014
Un tuffo nel passato...I Edizione Terra Di Sud 16 22 Agosto 2010
Un tuffo nel passato...I Edizione Terra Di Sud 16 22 Agosto 2010
Link alla presentazione video, clicca qui
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Percepire il proprio territorio è un uscir-fuori-di-sè nella relazione conl'Altro, sia esso Mondo o Soggetto. L'esperienza dell'Essere a Sud è un vivere diverso,una dimensione surreale o anti-reale se rapportata ai canoni della vita produttiva.Se il sentire avverte come terreno fertile la calura meridionale, o lo sbadigliare svogliato di chi rimanda gli impegni a domani, ci pare doveroso iniziare a considerare come reale un vivere agli antipodi della vita attiva del nord del mondo. La funzione di pungolo delle menti e dei cuori, che da sempre l'Arte ha ritagliato per sè,è una buona scusa per riprendere le fila di un vivere a Sud troppe volte tacciato d'essere solo buona cosa per turisti. Una cultura altra non può solo essere sollievo o seconda casa per le vacanze. Il meridione, da noi inteso, non è solo un bel posto, non c'è solo la buona cucina o il bel mare. Il vivere a Sud è una dimensione dell'Io più etica, dove il tempo riprende il proprio tempo, dove viene spontaneo cogliere la bellezza dalla natura non perchè qui essa siapiù bella, ma perchè qui è l'esser uomo ad essere più bello.
La mostra si sviluppa in due spazi espositivi.
L'interno della Chiesa della Madonna del Carminera ccoglie tracce del sentirsi a Sud.
Artisti dal linguaggio espressivo eterogeneo indagano, ciascuno col proprio codice linguistico, aspetti della bellezza del vivere a mezzogiorno.
Le nature morte di Tanzi e i paesaggi di Mastroianni tracciano la malinconia, intrisa a dinamismo, della natura meridionale. Come racconta la fotografia di de Leo, essere a Sud è anche lotta quotidiana per il proprio riconoscimento nei confronti di un sentire comune poco generoso e quasi sempre ineffabile. Il Sud rimane un mistero, un codice non pienamente decifrato, ma gravido d'occasioni d' interpretazione come i lavori di Mazzola, vero oggetto di studio per filologi della mente e del cuore. Essere qui è un continuo dialogo, un continuo domandare e domandarsi il proprio ruolo, il Ma io? che Ursini traccia su tela, per noi, che abbiamo ancora la fortuna diaver tempo per ripensare noi stessi.
Cala Porto ospita scatti rubati da obiettivi innamorati del proprio territorio,
perchè il meridione è anche un cosciente darsi al lento fluire della natura.
De Gennaro sottrae e impressiona versi tra innamorati in un labirinto divicoli che conducono a quell'arbusto dove l'impedimento visivo lascia il posto alla piena contemplazione di sè.
Un Io finalmente dissolto nelle cose di Sud è ciò che regala la fotografia di Fabiana Mastroianni. Qui anche un'orecchietta racchiude il colore di chi è ricurvo in attesa della pioggia per una nuova rinascita tra le erbacce. E quest'alba dona i colori coi quali de Leo dipinge un nuovo sentiero, un percorso tra cielo e pietruzze con campi di grano giallissimo e fecondo.
Non solo colori assolati, ma anche sfumature di grigio sono il vivere meridionale. La pioggia che improvvisamente ti assale è un gioco d icerchi concentrici che disegnano nuove geometrie, improvvise e regolari come quelle colte dalla fotografia di Depergola. Vivere qui è anche vita che ti prende ad ogni angolo, è un balcone che scoppia di colore tra le pietre levigate dal tempo e tra l'andirivieni dipensieri estivi che si cercano lungo le passeggiate serali della Petruzzella. Il meridione è ancora dialogo muto tra ciò che resiste e coloro che passano. Ciò che resta, risuonante ancora di storie andate, ricorda ogni giorno il tacito patto che ci lega allanostra terra, quel patto non scritto col complesso delle ex acciaierie giovinazzesi, colto da Forsmark dormienti, ma in attesa di quel riscatto che verrà per loro come per noi, gente diversa, gente di Sud.
Marco Caccavo
marcocav82@hotmail.com
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