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mercoledì 17 febbraio 2016

Giornalismo e impegno civile negli Anni di Piombo in Italia: il caso Walter Tobagi

Giornalismo e impegno civile negli Anni di Piombo in Italia: il caso Walter Tobagi. Ne parlerò il 9 Marzo all'Università di Aix-Marseille, siete tutti invitati
Journalisme et engagement pendant les Années de Plomb en Italie: Walter Tobagi. J'en parlerai le 9 Mars à l'Université d'Aix-Marseille, vous êtes tous invités!

martedì 16 febbraio 2016

Prefazione alla monografia "Gioacchino Toma, una strada in salita"

"...mi auguro che questo testo possa essere uno squillo di tromba per gioiose adunate di menti e volontà febbrili, dinamicamente innamorate del proprio paese e della propria Storia. Bisogna far presto, altrimenti l'impietoso mantello dell'oblio calerà su un altro Grande..." 
Marco Caccavo, prefazione alla monografia "Gioacchino Toma, una strada in salita






lunedì 1 febbraio 2016

Texte critique de Marco Caccavo pour Rosario d'Espinay Saint-Luc, pour son catalogue Éther

Rosario d'Espinay Saint-Luc présente et partage sa recherche intérieure à coup de pinceau et couteau. Le sujet principal de son travail est la lumière créatrice qui prend la forme d'une abstraction matérielle. À travers ses œuvres, elle recrée les éléments primordiaux et le spectateur entreprend ainsi un chemin initiatique guidé par l'éther, principe créateur. En effet, les éléments se présentent sous différentes formes pour les êtres humains qui en font expérience, mais le principe créateur est unique et radieux pour le ciel et pour la terre. Dans le Bleu, celui des grandes toiles aquatiques et des couleurs raffinées et délicates, on est immergés dans le grand océan de la lumière qui prend la forme de l'eau, de l’élément d'où la vie naît et où on se sent libre...

Marco Caccavo 

domenica 29 novembre 2015

"Crocifisso e presepe. A scuola di laicità" di Marco Caccavo

Sull'onda del terrorismo internazionale che ha colpito il cuore dell'Europa, ritorna la vexata quaestio sulla laicità della scuola italiana, soprattutto con l'avvicinarsi del Natale, festa importante, ma, ricordiamocelo, non di tutti.

La scuola è uno spazio pubblico e come tale deve essere laico. Non si dovrebbero esporre dei segni di natura religiosa, al pari di ogni altro simbolo (come quelli di natura politica, ad esempio), che potrebbero fare proselitismo. L'obiettivo della scuola è lo sviluppo armonioso e autonomo dello studente, anche per quanto riguarda la scelta di confessione o partito politico. Inoltre, tali segni potrebbero indurlo a una presa di distanze dal Pubblico perché avvertito come diverso, avverso.
Immaginiamo uno studente di cultura (anche religiosa) differente. Entrare in un'aula dove è presente il crocifisso, lo mette già in una situazione di esclusione sociale accompagnata da un sentimento di colpa, in virtù della sua presunta diversità. Uno dei valori portanti della scuola è, come si sa, la neutralità riguardo le diversità di natura sociale in nome dell'eguaglianza di tutti i cittadini ( e, permettetemi, i minorenni sono più uguali degli altri). Certo, ognuno ha le proprie tradizioni e la propria cultura. Ma la scuola non è luogo deputato alla confusione tra il privato e il pubblico, tra fede intima e manifestazione della stessa. L'unica religione (o meglio ideale) è quella Repubblicana, di Stato, fatta di inclusione e basata sul principio di uguaglianza. Soprattutto in questo periodo, nel quale delicati sono i rapporti tra civiltà e tradizioni diverse, proporre quella che può essere avvertita come differenza di Stato non è la migliore delle strategie da adottare in vista della pace sociale. Se io tolgo il crocifisso in nome dell'ideale di uno Stato laico, posso anche chiedere uno sforzo di laicità a coloro che oppongono con forza altre tradizioni. E lo Stato è il garante di questa neutralità.
Chiedere un passo indietro a coloro che vorrebbero imporre « la tradizione », vorrebbe dire farne due o tre in avanti verso una società multiculturale, dove di tradizionale ci sarebbe solo l'uguaglianza.
Non si dovrebbe imporre il presepe con un atto di forza perché « è la nostra tradizione », questo implica una gerarchizzazione delle culture tra cittadini italiani (e non). E questo non è ammissibile.
Meglio sarebbe, invece, approfittare di questa consuetudine per una sequenza didattica sulle differenze culturali e religiose. Non imporre il presepe, ma spiegare a tutta la classe cosa vuol dire fare il presepe. Insomma, a scuola, si dovrebbe far vivere la tradizione non come un dogma, ma come una pista pedagogica per permettere il dibattito tra alunni che, in classe e per lo Stato, sono tutti uguali. E, in occasione di feste religiose di altre confessioni, si potrebbe fare lo stesso.
Spiegare, argomentare, parlare e, soprattutto, per noi insegnanti, ascoltare.

Marco Caccavo

Facebook: Marco Caccavo
Twitter: @MarcoCaccavo



"Le voyage et l'écriture", Entracte, émission de Marco Caccavo, émission du 13 juillet 2015






En direct des studios de Fréquence Mistral, Entracte avec Marco Caccavo et Camille Fabre à la régie et à la musique.

On parlera du voyage et de l'écriture. Cette fois, nos invités seront:

René Frégni, écrivain

Stephan Anfrie, proviseur adjoint au Lycée français de Shanghai

Jamel Nassar, professeur de philosophie

Rosario d'Espinay Saint-Luc, artiste

Joelle Joselet, présidente de l'association Plastikart de Manosque

Musique : Camille Fabre


Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100008334880659
Twitter : @Entracteradio
Facebook : https://www.facebook.com/marco.caccavo.1?fref=ts
Twitter : @MarcoCaccavo

Pour écouter Radio Fréquence Mistral:

Manosque 92.8 FM
Sisteron 99.2 FM
Digne les bains 99.3 FM
Castellane 101.8 FM
Gap 107.3 FM
Briançon 96.6 FM

Streaming internet: http://www.frequencemistral.net/Ecoute.htm

http://marco-caccavo.blogspot.fr/

domenica 15 novembre 2015

"Parigi sotto attacco, la riflessione di Marco Caccavo" pubblicato su Giovinazzolive.it

L'insegnante giovinazzese residente in Provenza: «Attacco all'integrazione e alla società multietnica; il motto della città di Parigi è "naviga e non affonda»


«Lo sapevamo. Sapevamo che sarebbe successo. Non conoscevamo data, luogo, modalità. Ma lo sapevamo». Comincia con queste dolorose parole la riflessione di Marco Caccavo, giovane insegnante giovinazzese che risiede ad Aix-en-Provence che, dal suo punto di vista privilegiato, ha provato a fornirci una chiave di lettura su quanto accaduto a Parigi nelle ultime ore.
«Far finta di niente, spegnere la TV e crearsi una più o meno confortante routine non basta ad esorcizzare la morte, anche quella violenta.Sapevamo che sarebbe successo. E la catastrofe è avvenuta. La notizia non è l'attentato in sé, ma le sue modalità, se vogliamo, "banali", la sua portata e l'incapacità del pur imponente apparato di sicurezza nazionale nel prevenirlo. In quasi tutte le grandi città europee,  la presenza di militari nelle zone sensibili ormai è una realtà con la quale conviviamo. Tolleriamo telecamere ovunque, accettiamo la promulgazione di leggi che limitano la nostra privacy; tutto questo nel nome della "vita serena", come se questa fosse qualcosa da raggiungere perché esistente»
«Ma tutto questo non è bastato, non è mai stato sufficiente. Non sono bastate le nuove leggi varate dopo gli attacchi a Charlie Hebdo, come non è bastato il piano di vigilanza e prevenzione "Vigipirate". Il controllo, seppur capillare, non è sufficiente a scongiurare la totalità di episodi criminali. Perché la Francia, perché l'Occidente? Quello che lo Stato Islamico ci rimprovera non è la nostra miscredenza, infatti, stento a credere che esista una Internazionale jihadista votata alla conquista del mondo e altre esagerazioni che sentiamo. Siamo stati colpiti a causa della nostra presenza in Medio Oriente e in altre zone calde del pianeta. E il nostro essere lì, per i terroristi, ha il sapore di un non meglio definito neocolonialismo. Dunque, la vera guerra in atto non è quella tra Oriente e Occidente, ma quella tra Sciiti e Sunniti per il predominio ideologico e politico nell'ambito del mondo islamico».
«La guerra in Europa è una risposta dovuta al nostro intervento a favore o contro quelle fazioni in lotta. Non è una guerra contro "i crociati", perché alle crociate non ci credono nemmeno loro. Le prime vittime dello Stato islamico sono gli stessi musulmani. In Francia ci sono sei milioni di musulmani. Stando alla logica che identifica ogni musulmano come terrorista, dovremmo avere attentati ogni giorno ed io dovrei essere morto già una trentina di volte. Succede forse questo? Non mi pare che, dopo l'attacco a Parigi, si siano immediatamente create cellule di intervento pro-jihad in tutta la Francia che lasciano supporre una cospirazione internazionale. Qualcuno parlava, anni fa, di cospirazione internazionale ebraica. Aiutatemi a ricordare il suo nome».
«Ma l'attacco c'è stato. È vero. E non è stato l'attacco di un folle, di un "lupo solitario", ma è stata un'azione coordinata e organizzata nel minimo dettaglio.  E l'attacco a Parigi è l'attacco alla Capitale della rivoluzione francese, evento spartiacque tra il Medioevo e la società contemporanea, ad una società fortemente laica, è l'attacco ad una République che, con tutti i limiti di un mondo non perfetto, funziona! Si è colpita una Repubblica che non fa differenza in base al colore della pelle e in base alla religione. È un attacco all'integrazione e alla società multietnica che in Francia ( e in tutto il mondo ) ormai è un dato di fatto e che viene promossa con una spesa sociale e culturale, che parte dalla scuola, enorme».
«Va da sé che i proclami che inneggiano alla violenza, ad una nuova segregazione razziale o religiosa, fanno esattamente il gioco dei terroristi. E il gioco dei terroristi è esattamente la diffusione del terrore, della diffidenza, della paura irrazionale. L'obiettivo dei terroristi e quello di farci credere in guerra contro il nostro vicino; come se fossimo noi, come loro, a doverci armare di bombe e kalashnikov, dimenticandoci che, invece, è lo Stato che, in base ai criteri repubblicani e senza fare minestroni, deciderà chi, come e quando punire i colpevoli. Sono i terroristi che vogliono farci credere che tutto è finito con quelle esplosioni perché, in realtà, gli atti terroristici sono un segno di debolezza. Un kamikaze è un disperato, non un combattente. È vero, sono morte tante persone. Altre ne moriranno. Ma noi siamo i vivi. E il terrorismo odia la vita perché sa che non può vincere. E noi abbiamo già vinto».
«Domani, a scuola, ginnasio dei valori repubblicani, parlerò coi miei alunni,  risponderò alle loro domande. Discuteremo dei loro legittimi timori. E poi tutto tornerà come prima. Meglio di prima. Perché i nostri giovani, futuri cittadini, avranno riflettuto, si saranno informati, avranno ancora più chiaro il senso del loro svegliarsi alle sette ( e, magari, anche dei miei compiti) e  troveranno ridicolo sospettare del proprio compagno di banco e del loro amico. Continueranno a vivere, continueremo a vivere. Perché la sola risposta possibile alla barbarie è continuare a essere vivi, anche a prezzo delle bombe, anche a costo della morte. La Storia, anche col suo tributo di sangue, è già scritta. Il vivere insieme è l'unico dei mondi possibili. Tutto il resto, sono solo reazioni di pancia o politicamente interessate. Gli attentati sono la medaglia al valore di una grande nazione come la mia Francia.
E una medaglia da esibire con orgoglio è l'anticorpo più forte. Il motto della città di Parigi è "naviga e non affonda". Perché questo vascello ha scolpite, nel suo timone, le parole: libertà, uguaglianza e fratellanza». 
Marco Caccavo 

martedì 13 ottobre 2015

Una giornata con l'A.F.I. Archivio Fotografico Italiano e la Fontaine Obscure a Aix en Provence - Per un legame sempre più stretto tra l'Italia e la Francia!



A.F.I.: una collezione di immagini d'autore per raccontare il patrimonio visivo e culturale Italiano
Lo spirito dell'AFI si ritrova pienamente nel titolo introduttivo, che racchiude una serie di concetti che ben interpretano la filosofia dell'Archivio, nato principalmente per progettare ricerche e custodire opere altrimenti disseminate e perdute, ma anche con la finalità di divenire luogo di collezione, conservazione, valorizzazione e fruizione di raccolte fotografiche, oggi riconosciute dalla legislazione come "bene culturale"....
 http://www.archiviofotografico.org/chisiamo.php

La Fontaine Obscure a vu le jour, à Aix en Provence, en 1979, grâce à l'initiative de quelques " fanatiques de la photographie ", qui ont su rassembler autour d'eux les amateurs, les connaisseurs, les curieux, les admirateurs, les passionnés, les collectionneurs d'images. L'idée était de regrouper des créateurs d'images sans distinction : amateurs, professionnels, avec une ouverture sur toutes les formes d'expression photographique. Le nom a été emprunté à un roman historique de Raymond Jean, écrivain aixois et professeur de littérature à l'université de Provence. 
" Fontaine " : source de lumière, d'inspiration ( la lumière intérieure ), métaphore de transmission, de communication, de mouvement, notion de temps qui s'écoule. 
" Obscure " : cela évoque la caméra obscura des classiques mais aussi l'obscurité du laboratoire nécessaire à la révélation de l'image, la photographie comme obscure objet du désir.

http://www.fontaine-obscure.com/pages/association.htm